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ITALIA - Varese

14/05/1995
Ieri & Oggi
Peppo Spagnoli
«QUEL GIORNO HO FATTO SPLASC(H)»
PREALPINA
 


«Quel giorno ho fatto Splasc(H)»
L’amore per il jazz italiano - Più di duecentocinquanta le opere pubblicate - Tra le "scoperte" anche Tiziana Ghiglioni

Aria da manager malinconico e due occhi che si perdono nel nulla, in un ricordo lungo e vissuto fino in fondo. di quei favolosi anni '50. Di quando. da ragazzino, si appassionò al jazz, al suo mondo, alla sua gente. "Un panteista musicale" come lui stesso si definisce, oppure un "pittore mancato" innamorato di Matisse, un feticista delle copertine dei vecchi e affascinanti LP, un estimatore di Schubert come di Coleman Hawkins. Giuseppe Spagnoli, classe 1934, ha fatto della musica la sua principale ragione di vita; da tredici anni è a capo, in qualità di presidente, dell'etichetta discografica Splasc(h) Records. È conosciuto ovunque, da un capo all'altro del mondo, in Germania, Giappone, Stati Uniti d'America eppure nel piccolo universo varesino pochi lo riconoscerebbero. Lui che del "new italian jazz", il nuovo jazz italiano, ha fatto una bandiera internazionale, aprendo ai giovani, alla loro spontaneità e cogliendo tutto quello che c'è di buono e fresco, e si guadagna recensioni invidiabili sulle riviste di musica nera americana, come la "Cadence", oppure la presentazione per intero del suo catalogo musicale che, oggi come oggi, è uno dei più ricchi e che vanta il fior fiore degli artisti di casa nostra: da Tiziana Ghiglioni a Massimo Urbani, da Luca Flores a Pietro Tonolo. In realtà un inguaribile pioniere che non vuole perdere quella ruvida e romantica sensazione dell'incontro musicale, che è anche e soprattutto incontro umano e scambio di sentimenti. Da qui nasce la sua piccola-grande casa di produzione discografica, tutta italiana e tutta varesina, "e che si legge come si scrive": Società Promozione Locale Arte Spettacolo e Cultura. Ma dopo i primi concerti organizzati ad Arcisate, la passione per il jazz "mediterraneo" (per quello che può significare il termine) prende il sopravvento. Ci tiene a dirlo e la realtà si confonde con la nostalgia degli inizi: «diciassette i soci fondatori nel 1982, ma poco tempo dopo non c'era già più nessuno, forse per la paura dei rischi o la fatica di portare avanti un progetto che in realtà era abbastanza pretenzioso». «E poi le conoscenze nell'ambiente jazzistico italiano, quanti concerti al Ciak o al Capolinea milanesi, e il desiderio di immortalare la creatività italiana in una cultura che non ci apparteneva, eppure così coinvolgente. Il primo amico con cui ne parlai fu Gianni Basso, gli espressi la volontà di creare soprattutto una documentazione accurata del jazz italiano e, in pochi mesi, il 4 dicembre dell'’82 avevo già prodotto il primo disco. La voce si sparse velocemente, tant'è che Guido Manusardi, pianista notevole, subito dopo si presentò con un suo nastro e non fu difficile approdare alla seconda prova discografica con il duo BassoManusardi». Ma la svolta vera e propria avviene con Tiziana Ghiglioni, nel 1984, un'offerta lanciatele scherzosamente e, invece, accolta a braccia aperte con l'incisione dell'album "Streams"; gli orizzonti si fanno più nitidi, Fresu e Tonolo si aggregano alla compagnia e, nel giro di dodici produzioni discografiche , l’etichetta si forma e assume identità personale. «Ora conta 129 titoli globali di LP e 126 in CD - continua Spagnoli - ma è stata dura non tanto per l'idea in sè, quanto per gli impicci logistici che comporta il muoversi in provincia. Un critico, una volta mi disse: "i tuoi dischi sono come i grandi vini della California, ottimi ma si vendono poco perchè non hanno un requisito fondamentale: la denominazione di origine controllata"». Una qualità ora sempre più rara ma che appartiene di diritto a Splasc(h) Records che, attraverso i normali canali di distribuzione affidati alla IRD, raggiunge Svizzera, Belgio, Inghilterra, un colosso in miniatura che seppur non esente dalla concorrenza straniera, che incide per circa il 40%, ha fatto presto breccia nei cuori degli appassionati e dei curiosi. «Ogni giorno mi arrivano decine di cassette da giovani musicisti che vogliono un consiglio, un aiuto, o realizzare il sogno della loro vita: incidere un disco. Per capire se un lavoro è buono oppure no, mi fido solo del mio orecchio destro. A parte gli scherzi la cooperativa si è allargata, nell'88 sono diventato editore musicale (ma la legge quadro sulla musica italiana non contempla il genere jazzistico) riconosciuto dalla Siae e al mio fianco ho dovuto assumere un vice-presidente, Giorgio Mortarino che da subito si è rivelato un collaboratore indispensabile». E così ecco Pino Minafra, Stefano Battaglia, Stefano Bellini, Gianluigi Trovesi, Claudio Fasoli, Luigi Bonafede: il grande jazz tricolore ha fatto presto quadrato intorno l'etichetta genuina del presidente che, a dirlo con le sue parole, "svisa" cioè va oltre gli interessi comuni cercando il nuovo. In realtà sembra più una missione o un atto di fede nei confronti di qualcosa che nella vita ti ha dato tanto, un legame che senti profondo, indissolubile, e che ti fa sentire diverso perchè si è veramente diversi. Ma lo confessi, presidente, con un'attività del genere si diventa ricchi? "Nell'anima tantissimo". Ma se ci si pensa bene non è poi questa che conta?

Autore testo Liner Note

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