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ITALIA - Varese

29/10/1997
Ieri & Oggi
Splasc(H) Records
COMPLEANNI VARESINI
PREALPINA
 


Compleanni Varesini
Si confessa il padre-padrone di una piccola etichetta discografica conosciuta in tutto il mondo.

Giuseppe Spagnoli, nell'oceano azzurro del jazz, si tuffò quindici anni fa e fece Splasc(h). Il tuffo risultò perfetto ed alcuni se lo ricordano ancora quel dieci e lode che la giuria internazionale gli diede in riconoscenza della sua intelligenza, temerarietà, acume e coraggio (fu il primo a curare maggiormente la veste tipografica dei suoi prodotti lanciando copertine "astratte"). Ma la maggior parte del pubblico che assistette all'esibizione non potè fare a meno di esplodere in un boato di meraviglia misto a irriconoscenza: "quell'uomo è un pazzo!".
Forse sì, forse no: la verità, si dice, non è di questo mondo ma a definirsi "pazzo" è lo stesso Spagnoli che afferma di aver preso, nella sua vita, "più fregature che vendite". Di sogni non ne ha più. Ma se avesse "due miliardi" vorrebbe tanto essere come Norman Granz (talentscout, produttore e promotore statunitense che rivelò alcuni fra i maggiori geni del jazz), "montando progetti senza fretta, trasformarmi in grande produttore rimanendo però piccolo, pagare giornalmente alcuni miei musicisti (quelli che preferisco) chiudendoli in sala di registrazione per otto ore".
Un tempo tuttp era diverso: le luci della ribalta erano lontane dal jazz italiano e tanti giovani speranze rimanevano isolate in un bozzolo che faticava a dischiudersi. Spagnoli li aiutò con la curiosità dell'appassionato, la pazienza del ricercatore e la conoscenza di chi gioca in contropiede e anticipa l'avversario.
Poi ti fissa negli occhi e dice, orgoglioso: - "se vuoi fare un prodotto di qualità non pensare a quanto ci potrai guadagnare".
Da Tiziana Chiglioni a Paolo Fresu, da Gianni Basso (il primo in assoluto a incidere per la casa arcisatese) a Pietro Tonolo, dall'indimenticato Luca Flores a Mario Raja, da Roberto Bonati a Paolino Dalla Porta il "parco musicisti" cresce a vista d'occhio.
Gli inizi non furono facili: il jazz nostrano (evitando le generalizzazioni) era più una caricatura che un'originale ma gli Ottanta rivoltarono un poco la frittata e la macchina iniziò a muoversi. Qualche piccolo aiuto dai diritti d'autore ridava ossigeno e la RAI (televisione e radio) non era certo avara nei confronti del genere come accade ai nostri giorni " sconvolti dai giochi politici" sottolinea il presidente che ha sommerso parte del suo ottimismo sotto una valanga di amarezza. In questi casi la realtà si sposa alla fantasia soprattutto quando la musica tira i fili della nostra esistenza e la cultura si avvilisce. Quando gli ingranaggi dell'intelletto si spuntano la faccenda si fa seria: un giorno accadrà se la nostra bell'Italia non si deciderà a darsi una mossa e optare per una cultura non solo essenzialmente libresca ma anche musicale compiendo così un altro passo importante (tutti d'accordo, dopo quello finanziario ed economico) verso la grande Europa. Walter Veltroni si è reso simpatico a molti dopo il suo exploit sulla legge sulla musica ma, orecchiando qua e là, ci siamo accorti che si sta attirando ogni indefinibile categoria di dannazioni dopo l'innalzamento della percentuale IVA dal 16% al 20%. (…e oggi siamo arrivati al 22%. - ndr). Alcuni piccoli imprenditori del disco lo responsabilizzano perchè si sentono traditi dall'unico Ministro che avrebbe potuto fare qualcosa per la cultura: "la legge sulla musica", dice Spagnoli, "risulterà sicuramente vantaggiosa ma produrrà benefici solo fra cinque o sei anni: fino ad allora che faremo?". La chiacchierata con Peppo (come lo chiamano gli amici), presidente della casa discografica che promuove il nuovo jazz italiano dal lontano 1982 (dal mainstream all'avanguardia), prende il via proprio dall'Imposta sul Valore Aggiunto.
E le quindici candeline sulla virtuale torta di Splasc(h) inziano a pesare.
"E' terribile, questa manovra stroncherà le gambe a me come ad altre etichette casalinghe: mi permetta l'espressione un po' colorata ma è un vero e proprio calcio nel c....
Sono stanco di usare espressioni delicate per sottolineare questi capricci statali che delicati non lo sono affatto. Nessuno prende in considerazione i sacrifici, gli indebitamenti, i compromessi quotidiani che una piccola casa discografica si deve sobbarcare di ora in ora. I prezzi al pubblico non sono più imposti; i rivenditori applicheranno politiche diverse (senza dubbio alcune risulteranno scorrette) e i consumatori finali acquisteranno solo i grandi americani mettendo a tacere la loro curiosità». Sconcerto, paura e rabbia trasportano le confessioni del pittore (già, alcune fra le più belle copertine dei prodotti Splasc(H) sono sue) che si sente in parte tradito dal sistema, in parte da alcuni suoi "protetti" che considera i veri fruitori dei loro stessi prodotti perchè in quelli hanno un fondamentale biglietto da visita ma che "ormai mi hanno dimenticato", dice, e in parte dall'avvento del CD. "La tecnologia è un'invenzione dei potenti e delle multinazionali per ritornare a produrre utile", sottolinea imperturbabile, "fondamentale e importante se applicata ai grandi schemi ma non all'artigiano che non dispone di mezzi sufficienti: il CD mi ha rovinato l’esistenza e gli affari. Se in passato dalla registrazione alla presentazione in pubblico di un Lp passavano al massimo quindici giorni (per "Streams" di Tiziana Ghiglioni ce ne vollero solo tredici), ora per un cd passano tre mesi". * Facciamo un punto della situazione: le vendite del jazz italiano sono realmente così basse? «Direi bassissime. La situazione non è semplice. Oggigiorno gli artisti italiani si fanno pagare più di quelli americani e la concorrenza è spietata (lo è sempre stata). I miei concorrenti "storici", La Quercia (un tempo di proprietà di Giorgio Gaslini che poi la cedette alla Irec, la stessa società alla quale appartengono Soul Note e Black Saint, ndr) e la Red Records (quest'ultima incentrata, però, su una politica commerciale ragionata e maggiormente efficace) penso non si stiano divertendo. A complicare la situazione si è sviluppato, da pochi anni, un microcosmo di etichette che nell'errata .speranza di guadagnare (probabilmente pensano che io riesca ad ottenere uno stipendio da reale) si buttano sul mercato e rischiano: Via Veneto Jazz ed Egea ne sono solo due esempi. È inutile ripetersi: il jazz è caduto un'altra volta nel baratro». * Ma gli inizi, seppur duri, Le diedero qualche speranza... «Ormai ho smesso di sperare. Forse sono un pazzo e me ne sto convincendo solo adesso: alla fine del 1997 avrò prodotto, in un solo anno, più di quaranta CD’s e per riuscire a stare a galla dovrei venderne, di ciascuno, almeno mille copie: accadde con Tiziana Ghiglioni e Paolo Fresu (la mia salvezza degli anni Novanta) ma fu un momento passeggero, un regalo del destino. Quando iniziai l'esistenza della SIAE la si percepiva appena; ora per far fronte alle sue richieste bisogna essere laureati: sono troppe e troppo complicate». Una briciola di humour al presidente è rimasta, e lui che non ha mai imposto ai musicisti una linea d'azione lasciando che ogni disco diventasse progetto pensato e ideato interamente dagli artisti senza restrizioni alla loro libertà, corre con la mente alla sua cooperativa "che forse sta perdendo la forza propulsiva di un tempo" (la Splasc(H) non ha scopi di lucro ma (ma solo obiettivo: diffondere là cultura) alla quale applicherà una nuova filosofia per ovviare all'incapacità e alle carenze commerciali. Sempre che riesca a trovarne una adatta. Ricorda Enzo Iacchetti (…nella storia Splasch con un disco di musica leggera), il Distretto 51 (…in una collana intitolata “Musica targata Varese”) e i sei dischi blues dati alle stampe. * Quindi nessuna compilation per i quindici anni? «Per ora non se ne parla: magari fra qualche mese. È in fase di stampa, però, il catalogo completo delle pubblicazioni discografiche Splasc(h) - più di trecentocinquanta i titoli - a cura delle Fini Editions (…già editrice dell'intero catalogo della Soul Note) che sarà disponibile fra poco a prezzi ridottissimi e addirittura in due versioni: con o senza copertine originali». -Quindi il futuro di Splasc(h) continua... «Non so per quanto e non le nascondo di aver già meditato di chiudere bottega: ma il solo pensiero mi uccide».

Davide lelmini, Mercoledi 29 Ottobre 1997

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